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Venerus ha dominato il mese di febbraio
2021-02-25 13:49:22
Nelle ultime settimane il nome di Venerus ha velocemente fatto proseliti tra il pubblico italiano, totalizzando numeri considerevoli con una risposta d'acquisto importante: una benedizione che vista la sua attitudine sperimentale era per certi versi inaspettata. Venerus rimane ortodosso alla sua filosofia e colpisce immediatamente per raffinatezza, imprevedibilità e fluidità anche il più sprovvisto degli ascoltatori; chi non ha i mezzi, chi non guarda dietro le influenze o il perchè delle sue scelte è comunque facile che rimanga stregato dalla sua voce unica. È così che i risultati sono insperati fino a un certo punto, proprio perché era necessaria solo la giusta combinazione di eventi per far esplodere il suo mondo.


Ripercorrendo la storia dell'artista, la sua fortunata apparizione in “Senza Di Me” non aveva portato una risposta immediata per la sua carriera solista: il nome di Venerus per chi lo ha imparato a conoscere si è affermato con il tempo, insieme ai suoi sporadici ma fondamentali lavori. Ci eravamo lasciati ormai due anni fa con il suo ultimo EP “Love Anthem”, un manifesto musicale che con quattro tracce ha cambiato carte in tavola alla nuova scena urban italiana: lo stesso termine urban dai confini non chiaramente definibili sembra descriverlo in maniera piuttosto accurata, prima di più azzardate divisioni in generi.

Quel progetto si è fatto conoscere con il tempo come il suo autore, ma gli occhi attenti di chi lo aveva scoperto già alla sua uscita erano fin da subito proiettati al suo esordio. Ed è qui che arriviamo al 2021 dove grazie a una semplice ma fortunata combinazione ha trovato il lascia passare perfetto per il suo primo disco ufficiale: “OBE” di Mace ha scosso le classifiche italiane e si dà il caso che Venerus in quel disco sia il più rappresentativo emblema vocale. Poche settimane dopo arriva “Magica Musica”, l'esordio con cui Venerus porta su un altro pianeta la questione musica black in Italia.


Già ai tempi di “Love Anthem” la coppia Mace/Venerus aveva regalato prodotti eclatanti: la sua voce è sempre stata il perfetto esempio vocale per incanalare i viaggi musicali del produttore. La vicinanza alla scena hip-hop del primo è sicuramente uno dei fattori che ha spinto lo stesso Venerus a entrare in rotta di collisione con quel mondo; va presto detto che in realtà si tratta della scelta musicalmente più coerente in un percorso che per il resto è del tutto imprevedibile. La formuletta musica black sembra interessare a pochi tranne che agli addetti del settore, ma resta un'eredità imponente che quando viene rispolverata si riscopre ancora nella sua unità: rap, R&B, soul, funk, jazz fanno parte di qualcosa di più grande e anche questa coppia nel suo piccolo lo ha dimostrato.

Mace e Venerus vanno ripescati in buona parte da questo calderone che sembra rinnovarsi all'infinito: i sample e le linee vocali in controtempo, la chitarra follemente blues contro una voce sottilissima, una spiritualità emotiva che si percepisce prima attraverso musica che con parole. “OBE” ha svelato tutto questo al grande pubblico pur creando involontariamente un divario tra i suoi ospiti: per alcuni dei nomi chiamati in causa nel progetto non è stato facile immergersi in questo mondo dionisiaco ma tutti hanno fatto la loro parte. È chiaro che però per naturali affinità stilistiche alcuni più di altri siano perfettamente incastonati nel processo musicale di Mace: Venerus in “OBE” ha un peso specifico non indifferente e non solo per il minutaggio. Quattro tracce sono tante ma non rendono da sé l'idea dell'importanza che ricopre. Dimenticate le quantità e tenete a mente contenuto ed affinità appena citate, frutto di un feeling unico difficilmente ricreabile con altri nomi.


Perciò seppur al di sopra della media dei progetti italiani anche “OBE” si scontra con una costruzione a suo modo quadrata, dettata se non altro dal gran numero di partecipanti. L'invito in “OBE” non è per questo meno sentito dagli ospiti ma spingersi ancora oltre non era l'obiettivo di questo disco: le proposte musicali sono particolareggiate a dovere con una perfetta sintesi dell'idea compositiva del produttore. Il disco resta un quadro sensitivo che ha i suoi tratti più eclatanti nella sfondo musicale prima che nei soggetti coinvolti che però, come già detto, non sfigurano praticamente mai.

Se in “OBE” troviamo un fantastico quadro generale, in “Magica Musica” non c'è nessuna sintesi. Arrivato solo a due settimane di distanza dal primo con una combinazione tutt'altro che casuale, il disco d'esordio di Venerus è il prodotto che dà voce alla più eclettica visione dell'R&B moderno italiano. I risultati, badate bene, sono clamorosi: il respiro artistico dell'album ha tutte le carte in regola per proiettarlo sulla più colta scena internazionale come nessun'altro. A suo modo rimane comunque profondamente italiano, un sentimento che troviamo in modo particolare nell'intensa espressività lirica, nella teatralità vocale e nel vasto scenario emotivo che i versi vanno a ricoprire: talvolta ermetici, talvolta crudi, talvolta persi in travolgenti viaggi interiori, talvolta pronti a raccogliere interamente le immagini più semplici. Venerus si ritrova in sogni che non sembrano del tutto naturali, come macchiati da un particolare gusto occulto: il mondo magico che anima la sua musica è tutto dentro la fervida immaginazione del suo autore. Liberandosi dalle catene che ancora lo trattengono sul mondo reale, un mondo che lo ha spesso deluso, il suo viaggio può finalmente cominciare. L'amore e l'amicizia, alcuni dei temi affrontati con più empatia, non hanno mai contorni nitidi assumendo invece le sembianze di veri e propri ideali dagli spunti più semplici.

Il fatto che tutta la parte musicale superi una già ottima narrazione interna sottolinea fino a dove Venerus e chi lo accompagna nell'opera si siano spinti oltre: la stessa voce cristallina viene usata come un vero e proprio strumento e per questo non andrebbe analizzata in separata sede. Arriva in lungo e in largo, si sposta come vuole e fluttua su ciò che gli sta sotto. Fondamentalmente a dare forma al creativo comparto musicale ci pensa quasi del tutto Mace che, paradossalmente, ha più spazio qui per esprimersi che nel suo disco: nell'esperienza Venerus è tutt'altro che secondaria la sua presenza che mescola tutti i già citati elementi black più analogici al gusto dell'elettronica più acida. Un mondo labirintico, armonioso ed intimo nel senso di personale che cambia continuamente toni, ritmi, stili, registri senza sacrificare un secondo dalla durata sostenuta delle tracce. Una costruzione musicale dall'ampio respiro internazionale che ha sicuramente richiesto una lunga gestazione, impreziosita da alcune collaborazioni di prim'ordine: Gemitaiz, Rkomi, Frah Quintale e i Calibro 35 che firmano la straordinaria “Sei Acqua”.


Insomma un bel discorso, ma senza perderci ulteriormente in tecnicismi, perchè anche parte del grande pubblico è pronta a “Magica Musica”? Rimane musica del tutto ricercata ma inspiegabilmente intellegibile perché raffinata ma istintiva, dolce e universale: ci sono poi vari livelli che permettono a chiunque di empatizzare con il disco aldilà di cosa si cerchi. Per chi cerca il giusto sottofondo per rilassarsi, per chi cerca un profondo viaggio psicologico da seguire ma soprattutto per chi crede ancora nella magia, “Magica Musica” e Venerus in generale sono una piccola benedizione. E se non si grida al capolavoro è solo per andarci cauti.

Abbiamo capito che febbraio è stato il mese di Venerus, ma soprattutto abbiamo compreso in buona sostanza dov'è arrivata la scena italiana. La nostra voce più spiritica ha ora tutta le carte in regola per saper incantare chiunque.
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