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Come sta influendo la Brexit sullo sneakergame?
2021-02-21 11:03:12
Il fenomeno della Brexit è stato uno degli eventi accolti da più clamore nella storia moderna. Infatti, l'uscita dall'UE di una simile potenza economica ha causato non pochi cambiamenti, sia sul piano politico che su quello finanziario. Ed è proprio su quest'ultimo che vogliamo incentrare il nostro focus di oggi, andando a toccare per la precisione uno degli ambiti che più ci riguarda da vicino.

Il giro d'affari delle sneakers, come ben sappiamo, si sta evolvendo molto velocemente nel territorio europeo, segnando costantemente dei nuovi record in termini di movimenti di denaro. In questo processo, naturalmente, anche il Regno Unito è strettamente coinvolto. Tuttavia, a causa di recenti mancati accordi doganali, il territorio UK rischia di essere tagliato in parte fuori da questo mercato, scindendosi dal resto dell'Europa.

Infatti, per gli acquirenti europei si sta rivelando sempre più difficoltoso in termini di spese acquistare da siti che effettuando le proprie spedizioni direttamente da UK, in quanto le tasse doganali, sommate alla quota di sdoganamento, comportano un carico che oscilla tra il 30% e il 45% del valore dichiarato della merce. Pertanto, al momento della spedizione o addirittura alla consegna del pacco, l'ignaro acquirente potrebbe trovarsi costretto a pagare direttamente al corriere l'ammontare di queste tasse.

Un esempio recente si è concretizzato un paio di giorni fa, quando dopo aver acquistato da un sito inglese delle Air Jordan 1 High (prezzo di retail pari a 159€ spedizione esclusa), la notifica di pagamento della dogana segnalava un importo dovuto di circa 55€. Discorso analogo è valso per delle YEEZY BOOST 350 V2 (retail che ammonta a 219,99€), le quali a fronte delle imposizioni doganali hanno accumulato un ricarico compreso tra i 95 e i 99€ al paio.


Ma non è finita qui, dal momento che anche sulle Air Jordan 1 Mid, il cui retail modesto è pari a circa 85€ nel caso di taglie da bambino, sono state segnalate delle tasse doganali, escludendo una possibile soglia minima di valore “salvo” da questi pagamenti.

In attesa di sapere se le trattative per migliorare questo accordo possano portare dei buoni frutti, qualora steste pianificando di acquistare da retailers con sede in UK, vi segnaliamo la presenza di queste tasse. Il discorso è invece diverso per Supreme, il quale pur avendo lo store fisico proprio a Londra, effettua le spedizioni dagli ordini online dall'Olanda, non coinvolgendo di conseguenza alcun tipo di dogana. Che possa rivelarsi questa la futura soluzione per molte altre aziende?
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