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NERONE
Nerone ci ha raccontato i retroscena del suo nuovo “Maxtape”
2021-04-03 12:01:33
A discapito della sua età anagrafica, Nerone è uno di quei nomi che nella scena ne ha viste tante. La sua è una carriera già decennale, e tra numerose soddisfazioni e importanti traguardi, l'artista ha anche conquistato una nicchia di pubblico ben fidelizzata, un pubblico che ha sempre ripagato con uno stile ben coerente: come ha ribadito anche in quest'occasione, al centro del mondo di Nerone c'è e ci sarà sempre il rap, le stesse rime che hanno segnato tutti i capitoli della sua carriera. Album, EP, mixtape, tanti featuring; il rapper non si è mai risparmiato anche dal punto di vista quantitativo, pur mantenendo alta la sua asticella.

Arrivato nel 2021, ha voluto valorizzare ancora di più ciò che di buono ha fatto fin qui, regalando al suo pubblico il “Maxtape”: Max, diminutivo di Massimiliano, già titolo del suo primo album, come ci ha spiegato, ha ribaltato con la sua chiave di lettura la cangiante definizione di mixtape. Tra inediti e singoli pubblicati in precedenza, il progetto ospita nomi di primissimo piano del panorama: Jake La Furia, Emis Killa, Nitro, Gemitaiz, Fabri Fibra solo per citarne alcuni. Rispondendo a queste domande, Nerone ci ha quindi parlato dello spirito con cui è nato il progetto, con l'aggiunta di alcune connessioni interessanti da Notorious B.I.G. al mondo delle sneakers.


Con la diffusione delle piattaforme streaming, negli ultimi anni la dicitura mixtape è stata in qualche modo declassata, e anche chi come te viene da un'altra scuola di pensiero ha abbracciato giustamente questa nuova filosofia. Per come si presenta il tuo “Maxtape” la situazione sembra essere ancora diversa: anteprima e contenuto sono quelle delle grandi occasioni. Pur non trattandosi di un album si può definire “Maxtape” come il progetto più ambizioso della tua carriera? Inoltre come sei riuscito a mantenere l'equilibrio che rende il progetto a suo modo “egocentrico” e gli ospiti complementari alle tue idee?

Senza dubbio questo progetto è molto ambizioso, ma ci tengo a precisare che non è un mixtape ma è il “Maxtape”: non è un disco e non è un mixtape e credo si possano dare delle definizioni di musica che vanno un po' oltre le solite etichette. Riguardo all'equilibrio di cui parli, ci siamo fatti il culo: avevamo tante canzoni da parte, ne abbiamo scartate molte e tanti amici sono rimasti fuori, però abbiamo selezionato i pezzi più coesi a livello di sonorità. Siamo riusciti a far spaccare tutti gli ospiti facendoli sentire a casa loro anche in un ambiente un pochino più ostico come può essere un pezzo rap dei miei.

Possiamo parlare di questi amici di lunga data proprio perché nella scena non sei certamente l'ultimo arrivato. Nuove leve emergono in continuazione e ne sorpassano altre, che a loro volta vanno a occupare generazioni di mezzo. A questo punto della tua carriera, come si rapportano il voler approcciarsi alle novità con il tenere a mente la propria storicità?

La tua storicità penso che non la tieni neanche più a mente perché ti viene tutto naturale: sei l'essenza di te stesso e se ti applichi a un suono nuovo sei sempre e comunque te stesso. Per esempio anche a me piace fare le cose drill però ci salgo sopra rappando, come piace fare a me, e farei lo stesso sulla techno, sul reggaeton, sulla bachata, sulla mazurka, sulla polka o su qualsiasi altra cosa...


Fino a qui tutti gli album in studio della tua carriera sono stati pubblicati sotto una realtà discografica ben strutturata. Certo, questa volta si tratta di un mixtape, ma già in passato in più di un'occasione avevi accennato con un po' di amarezza alla questione, parlando del desiderio di voler aprire un nuovo capitolo del tuo percorso. Da dove nasce la scelta di tornare indipendente e quali sono i riscontri che hai avuto nell'immediato?

La scelta di tornare indipendente nasce dalla consapevolezza dei propri mezzi: quando ti rendi conto che c'è una squadra che gira insieme a te, attorno alle tue idee e, dopo svariati periodo di assestamento, di discussioni, io e questa squadra siamo riusciti a trovare una quadra, un equilibrio, mi sono reso conto che abbiamo semplicemente bisogno di chi ci distribuisce perché siamo organizzati e, tra l'altro, ci divertiamo pure.

C'è un riferimento che ricorre spesso nella tua discografia e questa volta anche nel tuo immaginario: dal modo di porsi l'omaggio a Biggie è evidente. Non hai mai nascosto l'enorme stima nei suoi confronti inserendolo spesso tra le tue maggiori fonti d'ispirazione. Fatte le dovute proporzioni, cosa ritrovi della sua storia e del suo lascito nel tuo percorso? E in cosa ti ha segnato?

NERONE: A questa domanda faccio rispondere Biggie Paul, che fa parte della mia squadra ed è qui con me;
BIGGIE PAUL: Secondo me sono uguali: anche solo il discorso di fare benissimo freestyle in mezzo alla strada fino, poi, ad arrivare a fare le canzoni è un fatto, anche perché di rapper che fanno freestyle ce ne sono sempre meno. 
NERONE: C'è anche il progetto di voler produrre gli altri...
BIGGIE PAUL: Esatto, produrre altri artisti, avere interesse e cura nei confronti dei lavori degli altri. Anche rispetto al documentario su Notorious uscito da poco, trovo molte affinità con Max, che conosco bene.


SOLDOUTSERVICE è un magazine dedicato principalmente al mondo dello streetwear. Ai lettori più curiosi potrebbe dunque sicuramente interessare il tuo rapporto con il vestiario, che tu leghi spesso al più classico degli stili di questa cultura. In particolare ti chiediamo, qual è la sneaker che stai usando di più in questo periodo? E qual è invece quella a cui sei più legato?

In questo periodo sto indossando le Reebok Pump, che sono tornate in pompa magna. Mi piacevano da sempre e i ragazzi di Par 5 me ne hanno omaggiato un paio al volo e sono felice. Per quanto riguarda quelle a cui sono più legato, sono combattuto tra le Air Force o le Air Max. Alla fine dico le Air Max 1.
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