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Izi con “Riot” passa da una dimensione individuale ad una collettiva
2020-11-02 19:07:58
Izi
“Riot” ha un che di inesplorato nella carriera di Izi, giá dipinta di idee contrastanti che lo hanno caratterizzato da subito per la sua inventiva.

Era lo scorso anno quando il rapper genovese rilasciava “Aletehia”, un progetto molto ambizioso di cui questo “Riot” condivide ma compatta i suoi punti chiave: la differenza sostanziale è però l'ottica introspettiva che diventa collettiva. Anche questa differenza è in realtà consequenziale ad altri approcci precedenti, con un'estrosità ed un unione di tante, davvero tante, visioni.

Queste nascono in primis dalla caratteristica principale del tutto, caratteristica su cui ricade subito l'occhio: la massiccia presenza di featuring. Il filo rosso che collega le tracce sono proprio gli ospiti, scelti da mondi diversi per partecipare alla festa di Izi che crea così un'inedita, e forse isolata, prospettiva nel suo percorso. Il perché di questa scelta va forse ricercata nello stesso titolo che indica qualcosa di sovversivo, di controtendenza e quindi di cambiamento. Certo, è più facile pensare che si tratti di una digressione piuttosto che di una riforma, ma non per questa va sottovalutata l'idea che c'è dietro.

Izi Riot

Chiamando in causa storie diverse, si uniscono esperienze che come un puzzle sono tutte importanti per qualcosa di più grande. Per l'inclusione di così tanti nomi molto diversi tra loro, “Riot” potrebbe ricordare la formula di un mixtape ma l'impegno nell'unirli possiede qualcosa in più, partendo proprio dalle esperienze dirette con gli ospiti, più o meno incisive. In questo Izi riesce ad avere un'attitudine camaleontica per presentare tutti questi stili, sposando le comfort-zone degli ospiti che, pur non essendo le sue, sono necessarie per presentare i nomi al massimo delle loro possibilità. Questo aiuta soprattutto i ragazzi che non sono abituati a scenari così importanti, ma valorizza anche le figure chiave della nostra scena presenti: Fabri Fibra, Guè Pequeno, Nayt, Gemitaiz e Madman per citarne alcuni; a questo si aggiungono episodi clamorosamente internazionali con DAX e, ancor di più, IDK, nome che i più attenti avranno sicuramente già sentito. Altro nome collezionato con gelosia è Dargen D'Amico, fonte d'ispirazione per Izi e per la sua poetica, come anche la rinnovata fratellanza genovese in “Pusher”, con Guesan e Vaz Tè che sono di casa, serve a completare il tutto.

Izi Riot

Genova e ciò che ispira, però, nel disco non trovano lo stesso peso specifico dei suoi lavori precedenti, a livello poetico e individuale più che nell'appartenenza, ma nonostante questo anche “Riot” serve a rimarcare ancora di più la fecondità del 2020 genovese, probabilmente l'anno più fertile per tutto ciò che concerne WildBandana e Drilliguria in assoluto.

Tornando a noi, non va però confuso questo suono costruito ad hoc con una visione stereotipata dal punto di vista musicale. Sotto quest'aspetto, a tratti molto ispirato, eclettico e sperimentale in alcune soluzioni, si costruisce la frammentata narrazione del disco, un exploit del continuo fermento creativo del suo autore. Un capitolo quasi a sè stante che però non delude i suoi principi, riuscendo nella sua varietà ad immagazzinare tutti i colori pensati per l'occasione.

Izi Riot
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