Sgamo DJ
SOUND

Attraversando il confine tra musica e streetwear insieme a Sgamo

di Simone Dal Passo Carabelli
2020-03-22 14:53:45
Antonio De Masi
Energia, cultura ed abilità sono le tre fondamentali prerogative che non possono assolutamente venir meno al sostegno del fondamentale treppiede artistico a sostegno della sovrastruttura musicale che un DJ deve dimostrare di saper onorare ogni volta che le proprie dita sfiorano le principali features della fidatissima consolle: ed è proprio in funzione di questo fondamentale connubio di passione e razionalità che, per questa speciale occasione, Sgamo ci accompagnerà in un interessantissimo viaggio all'interno del proprio passato musicale e stilistico.

Sgamo DJ

Attivo collaboratore di alcuni dei più influenti marchi dell'attuale scena streetwear e sportswear internazionale tra cui Nike, New Era, Jordan Brand, Converse, Foot Locker, Dickies, Obey e M+RC NOIR, Alessandro ha saputo cavalcare in maniera esemplare il secolare ponte tra moda e musica che ancora risultava ben poco definito all'interno della scena nazionale, manifestando il proprio talento attraverso l'animazione di prestigiosi DJ set al fianco di mostri sacri del parallelo universo stilistico-musicale tra cui Heron Preston, Sfera Ebbasta, Skepta, Karl Kani ed Achille Lauro.

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Sulla base del prezioso vissuto dell'ormai più che affermato professionista barese, il team di SOLDOUTSERVICE ha deciso di scavare a fondo nelle vicende culturali dell'artista, partorendone un'avvincente editoriale la cui veste artistica viene esaltata ulteriormente dall'accompagnamento di una playlist ad-hoc studiata da DJ Sgamo in persona, consultabile fin da subito attraverso un semplice click al link allegato per riuscire così a formularne una lettura completa a 360 gradi.



1. Ciao Alessandro! Innanzitutto ci piacerebbe conoscerti un po più da vicino: chi è Sgamo e di che cosa si occupa nella vita?



Sono sicuro che si tratti della migliore cosa che mi sia capitata. Non fosse per quello che è successo con Sgamo difficilmente mi sarei scrollato di dosso il fantasma del ragazzino di quartiere con le idee caotiche e l’illusione di essere il prescelto. Oggi sono un uomo inserito nei progetti che vedevo con ammirazione da casa quando ero più giovane e che, un tentativo alla volta, si sta guadagnando il rispetto di tante personalità nella scena. In questo momento sono fermo da quasi un mese anche io a causa di questa dannata emergenza e sento la mancanza di tutta l’energia che il mio lavoro da deejay mi da. Ma mi reputo fortunato perchè in questo “riposo forzato” sto approfittando per irrobustire alcuni contatti e crearne di nuovi.

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2. La musica copre una posizione di prim’ordine nella tua quotidianità, dove affonda le radici la tua carriera da DJ?



Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica con con i freestyle rap.  Avevo collaborato con Gemitaiz, Clementino, Zef e tutta gente che poi bene o male ha svoltato. Nonostante questo mi ero scontrato subito con quelli a cui non andava bene che rappassi sulla Trap già nel 2007. Come se non fossi più veloce di loro a sgamare i campioni utilizzati per i loro classiconi preferiti. Ero giovanissimo, quella era una roba da sfigati. Sembrava che nessuno volesse divertirsi. 

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Iniziavo a ricevere stimoli da altri generi musicali e insieme a quello che allora era il mio socio ci dividemmo una consolle compatta e iniziammo a scaricare mp3 di musica elettronica. Trovammo spazio per suonare un’ora ad un after. Era la prima volta che suonavamo in pubblico ma scatenammo l’inferno e da allora avemmo subito attirato l’attenzione di molti promoter della nostra provincia e tra partecipazioni a rave illegali e spot nei club ci siamo fatti subito un nome nel giro locale. Noi ci siamo divisi presto ma da allora non ho mai smesso di macinare nella speranza di trovare uno spazio e a vedere come vanno le cose ora, non ho rimpianti.


3. I tuoi DJ set sono un invalicabile tributo alla cultura di strada nazionale ed internazionale, ma quali sono i tuoi 3 artisti preferiti di sempre 



Proprio recentemente ho parlato di questo in dei poll su Instagram quindi approfitterò e ti citerò la mia top 3 così come ho fatto sul mio profilo. 

Ps. Mi piace molto la lettura che avete dato ai miei set, Grazie!

1. LIL WAYNE In un periodo in cui lo streaming non era diffuso così tanto come oggi. Lil Wayne raggiungeva tutti i suoi fan con decine di freestyle imperfetti, randomici e condivisi alla velocità della luce tramite mixtape diffusi online dai peggiori pirati d’America. Così facendo si è costruito uno spazio gigantesco nella mia memoria. Mi ha fatto compagnia mentre ero in collegio, e anche quando ha provato a suicidarsi “ho provato a capirlo”. Posso dire fermamente che ad oggi è l’artista che più di ogni altro ha condizionato il mio modo di ascoltare la musica.



2. NIPSEY HUSSLE Nonostante l’abbia scoperto più di 10 anni fa coi suoi primi freestyle, non ho mai avuto a genio il suono “west coast” e non nascondo di non avere seguito a pieno la sua evoluzione a parte qualche sporadico feat con Drake, Rick Ross ecc. Quando poi è uscito Victory Lap, nel 2018, in pochi mesi ho scoperto un esempio da seguire. Coinvolto in progetti sociali per migliorare le condizioni del suo quartiere, è stato un artista indipendente capace di trarre tutti i benefici di questo status. Oggi la sua eredità è gigante e la porto volentieri appresso.



3. SKREAM Lui forse non avrà cambiato il mondo ma ha cambiato me. E’ un raver! Fosse per lui si porterebbe a casa una serata da solo. Comodo 5 ore in consolle. Perché un party è fatto di tante dinamiche e discorsi che non puoi spiegare in un set da headliner. Ascoltarlo, sia da casa che nella sua Londra, mi ha permesso di guardare oltre. Gli auguro l'immortalità.


4. Il confine tra musica e moda nel tuo vissuto risulta quasi impercettibile, da che pezzo parti per costruire i tuoi ricercati outfit?



Hai indovinato, il mio modo di digerire la moda è molto simile a quello in cui digerisco la musica. E’ come se la mia mente fosse un’enorme scrivania su cui attacco un milione di post it. Possono essere screenshot di foto di rapper di 15 anni fa, foto a passanti per strada con addosso qualche accessorio bizzarro, flash che mi ritornano dell’estetica dei raver con cui facevo festa a 20 anni. Parto sempre dal colore. Passo tante ore online a cercare pezzi cult e sono dell’idea che non abbia senso spendere 400 euro per un pezzo di un brand “luxury” se un brand più “basic” ne ha fatto uno identico che costa 40 euro. Esempio lampante il Prada che aveva Frank Ocean ai Grammy che se lo guardi di fretta ti sembra un Nimbus di Carhartt con la targhetta che ne fa lievitare il valore. Poi certo, va bene farsi notare, ma io voglio stare comodo. Non mi togliere la tuta bianca, non mi togliere i completi monocolore XXL e, se non posso farti vedere il logo in bellavista, ti farò impazzire con un pezzo vintage che non sai manco da che epoca l’ho pescato fuori.

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5. Il collezionismo di Air Max 95 è il punto nevralgico della tua impronta stilistica, quanti paia possiedi e da dove nasce questa ammirevole passione?



Chunky da prima delle triple S, sportswear da prima delle “The Ten” e sopratutto costosa pur non essendo di moda. E’ una scarpa che dichiara chi sei! Quando vivevo a Londra, tutti quei fottuti roadmen ne avevano una. Prima che la gente lontana dallo sneaker game iniziasse a parlare di alcune collabo, per avere diritto di parola in certi giri dovevi essere quello con la scarpa più costosa, il loro linguaggio era quello. Tornato in Italia, ne ero ossessionato e mi sono fatto il mazzo per avere il mio primo paio. Fortunatamente non c’è tanto hype in rete sulle 95 e sono riuscito ad accaparrarmi le prime 10 paia a prezzi ridicoli grazie alle aste Ebay, anche pezzi abbastanza rari. Oggi la mia collezione vanta più di 60 esemplari, comprese le più recenti collab con CDG e  Supreme, e posso dire che non voglio fermarmi assolutamente!

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6. Fonte di ispirazione per moltissimi giovani italiani, quali sono state le tue icone stilistiche di riferimento?



Kanye, Kid Cudi e Lil Wayne! Il mio stile è stato per anni un frullato dei look che rubavo dagli editoriali di Complex miscelato a quello che serviva per scendere in quartiere e avere il rispetto da quelli più stronzi di te. Per questo era facile vedermi con delle Jordan 3 nuove ma con sopra una felpa Baci & Abbracci o abbinare un New Era nuovo di pacca con delle Paciotti (binomi discutibili - lo ammetto). Con gli anni ho raddrizzato il tiro (spero) e tra un “celebrity sneaker stalker” e qualche viaggio in Europa ho messo a punto quello che oggi si può definire il mio look.

Sgamo DJ

Sicuri del fatto che il contributo di Sgamo riuscirà ad innestare il giusto grado di competenza ed interesse nell’approccio stilistico-musicale delle generazioni più in fiore, non vediamo l’ora di riaverlo qui con noi per proseguire un cammino informativo tanto interessante quanto necessario. Nel frattempo, vi consigliamo di dare un'occhiata al tripudio di colori ed estro creativo riscontrabile sul suo account Instagram ufficiale!

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