“Preferisco le serie TV perché mi affeziono ai personaggi”. Così chi, dopo più di un anno di restrizioni, ha vissuto tutte le vite dei protagonisti delle puntate di Peaky Blinders e La regina degli scacchi, ma anche nei rewatch di F.R.I.E.N.D.S. e Suits; con le Air Jordan 1 di Lupin e, negli ultimi giorni, con gli occhiali anni Settanta visti in The Serpent. Perché, con la nuova normalità della no-fiction che stiamo vivendo, le storie di Tommy Shelby e di Beth Armon sono diventate l’unica via di fuga possibile. Gli attori del piccolo schermo sono diventati compagni di studio, di scherzo, di cena. Ma, soprattutto, vere e proprie icone di tendenza.
Il cross-over tra serie TV e moda dura dai tempi del telefilm La Tata, andato in onda negli anni Novanta, tra twin-set Moschino e little black dress Paco Rabanne. Da sempre, fiction e fashion si influenzano reciprocamente, trama e intreccio delle tendenze del momento. Se, da una parte, il teaser è rappresentato dalle sfilate, è molto più probabile che, nella vita reale, qualcuno indossi la T-shirt di Raf Simons vista in We Are Who We Are o i crop top e le felpe oversize di Euphoria per andare a far la spesa o una passeggiata nel raggio di 200 metri da casa.
Al di là del branding, set, costumi e personaggi influenzano incredibilmente il gusto dell’audience di piattaforme come Netflix, Amazon Prime Video e, da marzo, anche Disney+. Prima, durante e dopo il debutto dell’attesissima quarta stagione di The Crown, il feed di Instagram pullulava di Barbour; alla fine della serie, il marchio British ha registrato un aumento delle vendite del 190%. Al momento di Bridgerton, le richieste per corsetti, gioielli stile impero di Versailles e letti a baldacchino sono esplose, tanto che la frequenza delle ricerche di questi ultimi sul catalogo Argos si è intensificata del 300%.
A vedere Nicole Kidman, perfetta, sfilare nella suspance di The Undoing vestita solo di quel cappotto verde, ogni e-commerce con un capo simile, secondo quanto dichiarato da Stylight, è andato sold out; intanto, tra una polemica sul reboot di Gossip Girl e una puntata di Elite, non ci abbiamo pensato due volte a rispolverare uniformi preppy, cerchietti e calzini bianchi da tennis.
Diretto dai marchi di moda, il product placement è il meccanismo di marketing che si cela dietro gli spoiler sul rapporto tra fashion e serie TV. Attraverso il filtro dello streaming, non è il prodotto in sè a essere venduto, ma la storia dei cappellini da baseball di Stranger Things; o il valore di un paio di Manolo Blahnik per Carrie e l’emozione della prima borsa Louis Vuitton per Louise in Sex & The City. Sempre nell’ambito dei fashion film, la dimostrazione arriva dalle vendite successive al debutto di Emily in Paris, che ha riportato la Camera Bag di Marc Jacobs all’antico splendore e ha dato grande visibilità a Ganni e Nodaleto.
C’è una figura che unisce le ultime due serie TV; si tratta del costume designer - Patricia Field, appunto, per SATC ed Emily in Paris – che, dietro le quinte, scrive la fiction dei trend che influenzano il reale modo in cui ci vestiamo. I costumisti vivono ancora nell’ombra di brand e registi, ma la speranza è che nel prossimo episodio del settore, nel periodo post-Coronavirus, siano riconosciuti per il valore che hanno: dal piccolo schermo al supermercato, sono i veri influencer del momento.