Davide Dev DNA Ghali DJ
SOUND

Davide Dev ci racconta la direzione artistica di "DNA" di Ghali

di Aldo Abronzino e Lorenzo Ferri
2020-04-12 16:00:45
Da qualche anno a questa parte, in concomitanza con l’evoluzione del fenomeno urban in Italia e il conseguente boom del genere hip hop tra le nuove generazioni, la figura del producer è diventata di fondamentale importanza per ogni artista.

La rivoluzione musicale vissuta dal nostro Paese nel 2016 è stata anche in parte dettata dalla presenza sempre più influente di un beatmaker o di un dj costantemente al fianco dei rapper. Si son venuti dunque a creare dei veri e propri binomi, delle coppie affiatate, all’interno delle quali ognuno è consapevole del proprio ruolo e collabora alla realizzazione del progetto. Sono sempre più rari i frontmen: il successo, così come il lavoro, si divide in parti uguali.

Col passare del tempo abbiamo dunque imparato a immergerci nel complesso e fantasioso universo del beatmaking, iniziando a seguire in modo assiduo coloro che incontravano maggiormente il nostro gusto. Ad oggi possiamo senz’altro dire che il panorama dei producers italiani sia molto vasto e tra questi continuano a spiccare periodicamente nuovi nomi sempre più interessanti.
 
Questa volta abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Davide Dev, ormai famosissimo partner di Ghali. Insieme a lui abbiamo deciso di intraprendere un viaggio nel mondo della musica, immedesimandoci nella figura di un dj e cercando di scoprire tutte le motivazioni che l’hanno convinto a co-produrre “DNA”, l’ultimo grande successo dell’artista italo-tunisino. Non poteva mancare inoltre un piccolo accenno al mondo del fashion.

Davide Dev DJ

Ciao Davide, innanzitutto ti ringraziamo per aver deciso di scambiare quattro chiacchiere con noi. Inizieremo chiedendoti di raccontarci qualcosa in più sul tuo percorso artistico. La tua esperienza nel mondo della musica elettronica è molto importante: hai suonato ad eventi internazionali come Tomorrowland e il Lollapalooza. Cosa ti ha convinto a cimentarti nella co-produzione di un disco rap?



Ciao ragazzi! È un piacere parlare con voi. Il mio primo djset in pubblico nel 2008 era tutto house e elettronica, dai Masters at Work a Trentemoller, ma la mia infanzia è stata rap. Non appena ho avuto la tecnica giusta sui piatti sono tornato al mio primo amore.
La collaborazione su DNA è nata per caso. Essendo già profondamente legati sul palco abbiamo deciso di provare a lavorare insieme anche sulla musica. C'è da dire anche che questo disco non è prettamente rap, lo vedo più come una fusione di generi e colori diversi.


Senza ombra di dubbio, il binomio formatosi da qualche anno tra te e Ghali si è rivelato un grandissimo successo e l’affinità tra voi si percepisce inevitabilmente anche nella musica.
Credi che l’uscita di “DNA” sia stata una pietra miliare importante per la carriera di entrambi, dalla quale programmare un futuro ancora più radioso?



A livello personale quest' album è molto importante per la crescita di entrambi: per Ghali è il secondo album ufficiale che, come tutti sanno, serve a "consacrarsi" come artista, a far capire che ciò che è successo prima non è stato "un caso". Per Dev, DNA è il primo lavoro in direzione artistica quindi lo vedo come un figlio, visto nascere e crescere, ovviamente avrà sempre una grande importanza a livello affettivo. Per quanto riguarda il futuro, abbiamo già iniziato a programmare qualcosa di interessante quindi...SI!

Davide Dev DNA Ghali DJ

I successi nazionali degli ultimi mesi sembrano aver riportato in auge la tradizione, molto italiana, di fondere il rap con le sonorità house. Vista la tua co-produzione in DNA, in cui sono presenti diverse tracce riconducibili a questo sound, prima fra tutte “Boogieman”, ti senti in qualche modo un fautore di questa nuova tendenza?



Anche se il cambiamento era già nell'aria con i due capitoli di Salmo "Ho paura di uscire", è curioso quanto sta succedendo.
Per chi mi segue su Instagram forse ricorda che nel 2019 ho "predetto" questa tendenza del 2020. Sono un sostenitore del crossover fra house e rap e come dj mi piace molto mixarli assieme. Quello che mi preoccupa è la qualità di questa unione. Speravo di vedere il rap su cassa dritta, come lo fa Gambi in "Popopop" (artista emergente francese). In sostanza, non credo basti campionare vecchie hit dance e la cassa in 4/4 per definirlo "un nuovo sound". Molto originale, invece, "Baby" di Madame. Crookers è sicuramente il pioniere di tutto questo.

 

In un periodo complesso come quello che stiamo vivendo da qualche settimana, non sempre riusciamo a combattere in modo efficace la noia. Abbiamo dunque visto come sul web siano iniziate a proliferare alcune iniziative molto interessanti proposte dagli stessi artisti, come il covid freestyle, al fine di allietare le nostre giornate. In che modo un dj come te affronta questa quarantena e quali potrebbero essere i migliori contenuti da condividere per intrattenere i tuoi fans?



Per i dj è un periodo molto complicato, la speranza di ritrovarsi a suonare in un club è lontanissima e le strade da perseguire sono poche. Nell'ultimo mese ho iniziato una collaborazione con la radio M2o all'interno del programma One Two One Two, storico programma italiano di approfondimento sull'hip hop.
È un buon esercizio di stile in questo periodo buio e mi da anche una grande spinta a fare ricerca musicale. Ho creato anche diverse playlist a tema sul mio canale Spotify per alleggerire le giornate: Workout in casa, Colonne sonore di videogames, Throwback, Approfondimenti musicali.

Davide Dev DJ DNA

Un’ultima domanda. Chiudiamo questa nostra chiacchierata approfondendo il tuo rapporto con il mondo della moda. Quali sono i capi o le sneakers che non potrebbero mai mancare all’interno del tuo armadio? Te la sentiresti di consigliarne qualcuno ai nostri lettori in vista della primavera?



Devo confessarvi che non sono un vero esperto di sneakers; ho a cuore solo alcuni modelli che mi hanno accompagnato in momenti importanti: le Kobe IV "Fade to Black" della collezione Black Mamba quando ho suonato nel Mamba Mentality Tour di Kobe Bryant nel 2016, le Ultra Boost 19 con cui ho visitato Rio de Janeiro, mi vengono in mente anche le mie povere Tubular del 2016 che, durante il party di lancio per cui ho suonato,mi sono state inavvertitamente portate via da Lil Yachty che era il guest di quella notte (lol).


Ringraziamo ancora Davide Dev per averci dedicato il suo tempo e in attesa di ascoltare i suoi prossimi lavori vi invitiamo a seguirlo sul suo account Instagram ufficiale!



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