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10 consigli per uno shopping più conscious e sostenibile
2021-03-24 15:32:33
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Tecnicamente, il vero e solo atteggiamento sostenibile è non comprare. Ma il discorso sulla riduzione dell’impatto ambientale, inteso nella sua accezione più negativa e dannosa possibile, implica la necessità di una nuova immagine della moda, dove i marchi propongono una narrazione reinventata e, soprattutto, i consumatori adottano un comportamento più partecipe e consapevole. 
 
A un anno dall’inizio della pandemia, i dati parlano chiaro: la sfida è iniziata. Il 2020 è stato l’anno del resell e del second-hand, delle dirette a tema green su Instagram, delle newsletter informative e delle stories in evidenza per fare scouting di brand sostenibili; dati simbolici che documentano l’urgenza di un dialogo sul continuo cambiamento del settore e la speranza che tutte le riflessioni legate al tema della sostenibilità non siano solo affluenti di una tendenza in piena spinta da false correnti ambientaliste e mirata solo al consumo di prodotti diversi. 
 
Con la Gen Z in prima linea, si è diffusa una sensibilità condivisa – via direct e via mail - rispetto alla necessità di ridurre gli sprechi dell’iper-produzione e l’acquisto compulsivo tipici della società per come la conosciamo. Nel riconoscere il ruolo fondamentale della responsabilizzazione dei fashion addicted per il futuro della moda, noi di SOLDOUTSERVICE abbiamo stilato una lista di consigli utili per acquistare in modo più conscious e sostenibile.



1. Brand sostenibili


Negli ultimi anni i marchi sostenibili, in Italia e all’estero, sono aumentati notevolmente. Come mai prima d’ora, le aziende parlano di sostenibilità continuamente; considerare la trasparenza della comunicazione - insieme ovviamente alla valutazione del pricing che non può essere eccessivamente basso - sui processi produttivi del brand è fondamentale per evitare di cadere nella trappola del greenwashing. In poche parole, scegliere designer sostenibili significa appoggiare l’intero settore del green e della moda etica. Tra i vantaggi dati dall’acquisto di un capo realizzato da un brand sostenibile, ci sono l’eccellenza dei tessuti o dei materiali e la notevole durabilità del prodotto.



2. Second-hand di lusso e vintage


Da una parte, la nuova generazione cresce iper-sensibile alle tematiche sostenibili, dall’altra, risulta ancora difficile, per molti, abituarsi ad acquistare capi e accessori di seconda mano. Ad ogni modo, le previsioni relative al mercato dell’usato internazionale annunciano una crescita esponenziale per i prossimi anni e, di conseguenza, i grandi retailer del settore investono sempre di più in nuove grandi iniziative, volte a facilitare l’approccio dei clienti alle dinamiche del second-hand di lusso e del vintage, come la quantità limitata di prodotti. Il vintage è una scelta etica e allo stesso tempo economica.



3. Where – ecommerce e flagships dove acquistare e vendere


I più famosi retailer online di second-hand sono senza dubbio Depop, Vestiaire Collective, TheRealReal, Lampoo ed Heroine. Fra i big del lusso, invece, Net-A-Porter, Luisa Via Roma e Farfetch. Alcuni store fisici molto conosciuti sono, per esempio, Bivio, Ambroeus e DMag a Milano e i negozi Humana in tutta Italia (e anche all’estero).


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4. Pre-order


La maggior parte dei grandi e-commerce di lusso offre, ormai, la possibilità di acquistare i capi della stagione successiva in pre-order. Questo modello di business alternativo aumenta la desiderabilità di un prodotto ma, soprattutto, induce il consumatore ad avere un approccio più ragionato all’acquisto stesso. Inoltre, permette ai buyer di acquistare per primi la giusta quantità di prodotti.



5. Capire l’etichetta – sigle e composizione


Dimenticatevi delle fibre sintetiche che, non solo non permettono alla pelle di respirare ma, insieme alle fibre riciclate, non risolvono i problemi di smaltimento. L’alternativa migliore sono le fibre naturali. Tener conto della composizione del prodotto è diventato indispensabile, tuttavia, conoscere i nomi dei materiali, le sigle e le certificazioni scritte sull’etichetta è ancora difficile per il consumatore. In questo senso, le piattaforme online consigliate in precedenza sono molto utili.


6. Spedizione standard


In primis, la migliore modalità di spedizione è quella che riduce lo spostamento ai minimi termini e chilometri. Produrre un capo o un accessorio dall’altra parte del mondo e spedirlo, per la vendita, in Italia, ha determinati costi e implica notevoli sprechi; accelerare le tempistiche di spedizione può solo peggiorare la situazione.


7. Non esagerare con le richieste di reso


Nonostante gli item resi in ottime condizioni vengano rimessi in vendita dai brand e dai grandi retailer del lusso, l’aumento vertiginoso del numero di return implica varie problematiche. La domanda iniziale non corrisponde a quella reale e, di conseguenza, alimenta le difficoltà relative allo smaltimento dei prodotti. Insieme all’iper-produzione, ritornano gli effetti collaterali legati ai procedimenti coinvolti nella politica di reso; oltre ad accrescere le spese dei marchi, i processi di imballaggio e spedizioni contribuiscono all’inquinanamento ambientale. 
 

8. Informazione social – profili IG e piattaforme online


Influencer dell’informazione green, per esempio, sono @celinecelines, @charlottesevensix e, in Italia, @silviastella.

Fra le migliori piattaforme di moda etica da consultare per vivere in modo più sostenibile spiccano Good On You Compare Ethics.


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9. Study, study, study – documentari e libri consigliati


L’invito di Miuccia Prada, ormai diventato meme motivazionale della moda, è sempre valido. “The True Cost” è stato il reportage a tema fast fashion, etica e sostenibilità, più influente degli ultimi anni. Altri documentari consigliati sono “River Blue”, “Minimalism: A Documentary About the Important Things” e “The Machinists”; infine, due short film quali “Unravel: The final resting place in your cast-off clothing” e “Intrecci Etici – La rivoluzione della moda sostenibile in Italia”
 
“Fashionopolis: The Price of Fast Fashion and the Future of Clothes” è il libro definitive sull’inquinamento causato dall’industria della moda. Altre letture consigliate: qualsiasi cosa scritta da Kate Fletcher; in inglese, “THIS IS A GOOD GUIDE” e “To Die For: Is Fashion Wearing out the World?”; in italiano, infine, “La rivoluzione comincia dal tuo armadio: Tutto quello che dovreste sapere sulla moda”


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10. MENO.


Nessuno ha davvero bisogno di moltissime T-shirt di Zara, tutte fondamentalmente uguali; piuttosto, la scelta giusta sarebbe quella di investire la stessa cifra anche solo in un capo realmente sostenibile. È importante non cadere nella trappola dei fast fashion. Come anticipato fin dalle prime battute di questo articolo, non basterà nessuna delle accortezze precedenti finchè non ridurremo drasticamente, una volta per tutte, i consumi.
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