Lo champagne sta bene con tutto
FOOD & BEVERAGE
25 Ottobre 2024
Articolo di
Dario Simonetti
Lo champagne sta bene con tutto
Icona internazionale del lusso, simbolo di eleganza e savoir-faire a tavola e protagonista indiscusso dei festeggiamenti più importanti: oltre ad essere un vino dalle caratteristiche inimitabili, lo champagne rappresenta tutto questo, e il suo ruolo nel panorama enogastronomico mondiale è talmente prestigioso da avergli fatto guadagnare addirittura una giornata tutta propria.
Lo Champagne Day è infatti una ricorrenza annuale che si celebra l’ultimo venerdì di ottobre, volta a omaggiare il re indiscusso dei vini spumanti e la tradizione legata alla sua produzione. Per l’occasione, dunque, abbiamo deciso di raccontarvi tutto ciò che rende questo iconico prodotto così speciale.
L’ha inventato Dom Perignon: verità o leggenda?
Come ben noto, la regione della Champagne si trova in Francia, circa 150 km a est da Parigi, e già nel 1500 era conosciuta per la sua produzione enologica; all’epoca, però, i vini della Champagne erano fermi, cioè privi di bollicine, e fortemente in competizione con quelli più blasonati della Borgogna, che raggiungevano più facilmente la capitale.
L’invenzione dello champagne come lo conosciamo oggi, sebbene sia ancora oggetto di diatriba, è invece tradizionalmente attribuita all’abate benedettino Dom Pierre Pérignon, vissuto nel XVII secolo e dal quale prende nome la nota maison; secondo la leggenda, egli avrebbe scoperto la rifermentazione in bottiglia e così inventato il metodo champenoise, o metodo classico, dando origine alla storia delle celebri bollicine.
In realtà è probabile che tale procedimento fosse già noto in precedenza, inizialmente causato dall’abbassamento delle temperature nel nord Europa, e che il merito di Dom Pérignon sia stato quello di migliorare le tecniche già esistenti fino ad ottenere un prodotto raffinato e apprezzato.
Dove si produce?
Lo champagne si produce esclusivamente nell’omonima regione francese, in un’area di 34 mila ettari definita da una legge del 1927. Nel 2015, inoltre, i “Coteaux, Maisons et Caves de Champagne” sono ufficialmente diventati Patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Quali sono le uve utilizzate?
I vitigni autorizzati per la produzione di champagne sono principalmente tre: il Pinot Noir (37,9% della superficie vitata), lo Chardonnay (30% della superficie vitata) e il Pinot Meunier (31,8% della superficie vitata). Sia il primo che il terzo sono bacca nera, e se il Pinot Noir dà origine a vini corposi e con struttura marcata, il Meunier produce vini più morbidi e fruttati; lo Chardonnay è invece l’unico a bacca bianca, e contribuisce con delicatezza, note floreali e tropicali.
Il disciplinare AOC consente poi l’impiego di altri 4 vitigni quasi scomparsi, che insieme costituiscono lo 0,3% del totale della superficie vitata, con l’obiettivo di preservarli e rilanciarli: Pinot Blanc, Arbanne, Petit Meslier e Fromenteau.
Il vino dei re
Nel 496 d.C. il re francese Clodoveo I si fece battezzare nella cattedrale di Notre Dame di Reims, in Champagne, dando inizio ad una tradizione che sarebbe durata per secoli e che avrebbe dato un prestigio speciale al vino della regione: la sede dell’incoronazione rimase infatti la stessa per oltre 800 anni, e lo champagne divenne ufficialmente il “vino dei re”, dissetando i partecipanti alle fastose celebrazioni e facendo innamorare l’aristocrazia d’oltralpe.
Napoleone lo adorava
Sebbene alcune leggende narrano che mangiasse poco e fosse praticamente astemio, Napoleone Bonaparte aveva una passione speciale per lo champagne, e contribuì ad associare la bevanda alle celebrazioni di vittorie militari: “Dopo la vittoria lo si merita, dopo la sconfitta se ne ha bisogno“, così pare che l’imperatore commentasse il consumo di bollicine, e addirittura sembra che fu proprio Napoleone ad ottenere il titolo di primo Sabreur, inventando la tecnica della “sciabolata” per stappare le bottiglie.
Nonostante il condottiero corso fosse legato da una stretta amicizia con Jean-Rémy Moët, nipote del fondatore della casa Moët & Chandon, è noto come il suo champagne preferito fosse quello prodotto da Jacquesson, maison ora di proprietà del gruppo Kering; a testimoniarlo, nel 1810 Napoleone assegnò alla maison una medaglia d’oro per “la Beauté et la Richesse de ses Caves”, all’epoca il più alto riconoscimento per un’impresa commerciale.
A tavola niente botto, a meno che non sia Capodanno
Se avete intenzione di festeggiare un’occasione importante stappando una bottiglia di champagne, il consiglio è quello di evitare il classico “botto”, per quanto scenografico questo possa sembrare. Oltre ad essere mal visto secondo le norme del Galateo, infatti, tale gesto potrebbe rivelarsi dannoso nei confronti del vino stesso, causando la rapida fuoriuscita della maggior parte dell’anidride carbonica e di conseguenza compromettere il profilo aromatico del prodotto.
Il modo più congeniale per aprire una bottiglia di bollicine è dunque quello di inclinare il contenitore di 45° e ruotare il fondo di quest’ultimo, reggendo il tappo e rimuovendolo una volta che la pressione è quasi del tutto allentata, producendo solo un leggero “sospiro”.
Non bevetelo troppo freddo
Lo champagne va servito ad una temperatura bassa ma non glaciale, dunque compresa tra gli 8°C e i 10°C circa, in modo tale da apprezzarne a pieno gli aromi e l’effervescenza.
Per raggiungere tale condizione, il consiglio è quello di immergere la bottiglia all’interno di un secchio contenente per metà acqua e per metà ghiaccio, e attendere 20-30 minuti prima di versarlo.
Anche nello spazio si può brindare con lo champagne
Nel 2018, la celebre maison Mumm ha fatto la storia presentando il Mumm Cordon Rouge Stellar, il primo champagne progettato per essere consumato nello spazio. L’innovazione nasce dalla collaborazione con gli esperti di Axiom Space, leader nel volo spaziale umano e commerciale, e consentirà anche agli astronauti e ai futuri turisti intergalattici di brindare alle occasioni più speciali con il pregiato nettare dorato.
Nel dettaglio, il vino è contenuto all’interno di una futuristica bottiglia in vetro protetta da un guscio in alluminio aeronautico, ed è assicurato ad essa tramite un dispositivo di apertura-chiusura in acciaio inox. A sigillare il tutto, oltre al classico tappo in sughero, è poi presente un anello solidale al collo della bottiglia.
Lo champagne secondo Madame Bollinger
Elizabeth “Lily” Bolliger era la moglie di Jacques Bollinger, direttore generale della rinomata Bollinger Champagne e nipote del fondatore Jacques Joseph Bollinger. Figura di rilievo nel mondo delle bollicine, avendo assunto il ruolo di presidente della maison dal 1941 al 1971, con una celebre frase la donna riuscì a riassumere a pieno l’essenza dello champagne.
Io bevo champagne quando sono contenta, o quando sono triste; talvolta quando mi sento sola… quando ho compagnia lo considero obbligatorio. Lo sorseggio quando non ho fame e lo bevo quando ne ho… altrimenti non lo tocco, a meno che non abbia sete!
Lily Bollinger Presidente di Bollinger Champagne dal 1941 al 1971
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